giovedì 23 maggio 2013

Avrei moltissimo di cui scrivere e moltissimo da dire. Lezioni di vita apprese e pensieri che stanno cambiando dentro di me.
Ma credo che questi pensieri li terrò per ora per me, come mio personalissimo bagaglio personale di vita.
Fatto sta che ancora una volta posso ringraziare il cielo di avere messo sul mio cammino persone in grado di insegnarmi tanto, nel bene e nel male.
In questi giorni però sono inquieta. E più di una volta mi trovo a pensare a quanto vorrei fare un viaggio in auto, poche cose con me, musica a tutto volume, il nulla, l'orizzonte, un volante e due casse che quasi distorgono i suoni da quanto il volume è alto.
Ho bisogno di un viaggio. Fisico.
Il viaggio, mentale, procede da tempo.
Ora ho bisogno di muovere il culo, di prendere, andare via.
E non per fuggire, ma per cercare qualcosa che mi manca e di cui sento la mancanza.
Purtroppo sono una impaziente e vorrei che tutto fosse sempre veloce come i pensieri nel mio cervello.
E stranamente oggi, mentre tornavo a casa, con Tegan and Sara sparate a massimo volume in macchina, sentivo la necessità di tornare a pensare e parlare inglese.
Quanto vorrei poter apprendere quello che mi manca di questa lingua in un baleno.
Quanto vorrei poter capire e parlare altre lingue.
E già lo scrissi ai tempi di splinder. E il discorso saltò fuori mesi fa al Raffles, quanto un professore di nascita russa-francese, tenendo lezione in inglese, lezione di filosofia, disse che quando parliamo altre lingue, in parte cambiamo. Siamo sempre noi, ma parlare altre lingue in parte ci cambia, perchè le lingue variano e hanno diverse sfumature dei concetti, delle cose, delle situazioni.
E a volte vorrei poter avere il dono di essere poliglotta nata, di poter esprimere quello che a volte la mia madre lingua (che amo alla follia) non mi lascia esprimere.
E questa è una cosa che ho sempre invidiato al mio suonatore di violino. Non so fino a che punto, ma lui è un poliglotta nato credo.
Italiano, con madre francese, ha fatto l'università a Londra e poi è vissuto in Polonia per quattro anni. 
E non contento si mise a studiare il portoghese poichè andava in portogallo a surfare.
E vi assicuro che tra italiano, francese, inglese, polacco e portoghese si ha già un vasto ventaglio comunicativo.
E io rimanevo stupita quando a Sydney, nel caos culturale, non chiedevo alle altre persone di dirmi frasi della loro lingua nativa.
Mi interessava solo l'inglese e ho snobbato tutto il resto.
Ma avevo la cosa migliore che si possa avere da una singola città: la differenza culturale, linguistica, culinaria.
Ho snobbato questa cosa per un anno e mezzo. Forse non ero pronta a schiantarmi su così tanta vastità e differenza dal mio mondo.
Forse ero troppo rigida per fare come l'acqua, ovvero scorrere tra pietre, rocce, erba, sabbia, dighe, letti fluviali, terra, campi, laghi.
E così non ho tratto il massimo dall'esperienza avuta.
Memento per il futuro: pizzicare la vita in tutte le sue forme, assaggiare tutti i sapori e i gusti, annusare e odorare tutti i profumi, osservare tutti i colori e sentire tutti i suoni prima di scartare qualcosa a priori.
Ehmmm....eccezione fatta per la carne. Quella no, non ce la faccio. Preferisco essere vegetariana. Gli animali preferisco accarezzarli e guardarli correre che mangiarli.

Rimane il fatto che ho bisogno di un viaggio e di guidare lontano, molto lontano.

3 commenti:

  1. beh, in effetti guidare è un'attività che mi distrae, mi tranquillizza, mi aiuta.... chiaramente senza traffico e senza soste. non è necessaria la velocità.

    ricordo un viaggio in statale e non in autostrada Milano - Lugano - Milano. uno dei viaggi più importanti della mia vita.....

    RispondiElimina
  2. Guarda, ora come ora ti giuro che vorrei solo un auto, la mia musica, forse un paio di libri, una coperta e una strada vuota e deserta, stile coast to coast americana...ma ora come ora non riesco neanche a mettere il muso fuori di 20 km da casa mia, che poi crollo. Ecco. So solo che tutte le volte che in questo periodo penso, oh, toh, oggi va meglio, poi il giorno dopo inesorabilmente sprofondo. Ecco. Per cui, diciamocelo chiaro, 'ndo cazzo vorrò mai andare conciata così?

    RispondiElimina
  3. Condivido maledettamente i tuoi stati d'animo...l'esigenza del viaggio, più interiore che altro...il perdersi come necessità del nuovo ritrovarsi...il riuscire a capirsi e comprendersi...
    Annullaresi e ritrovarsi anche attraverso la buona musica, le buone e fondamentali sensazioni...
    E si... i buoni sapori della vita, gli odori...ciò che ci rende maledettamente vivi.. è così che deve essere, sempre...
    Mi piace come scrivi.

    RispondiElimina