Torno da un week end di fuoco e fiamme. Un week end di cui necessitavo per prendere una boccata d'aria. Un week end strepitoso in cui ho provato per la prima volta a stare su una tavola da surf. Siamo partiti in 25 persone...molti italiani, purtroppo, ma anche stranieri. Siamo stati a nord di Sydney, a Seal Rocks, una riserva naturale fantastica, dove si incontrano un lago e l'oceano. Campeggio bello spartano e selvaggio, bungalow con camere piccolissime a sei posti con letti a castello, tendone sotto cui fare colazione e cena comune...
Siamo partiti venerdì sera e tornati domenica sera...non sono mancate le risate, i canti, le sbronze, il sole, le scottature, le abrasioni e le fiacche sulle mani.
Già il viaggio di andata la diceva lunga su come sarebbe finito il nostro week end di surf. La ragazza che ci ha accompagnato facendo da animazione ci ha fatto comprare da bere dopo neanche mezz'ora che eravamo partiti da Central Sydney...persone che si sono comprate casse intere di birra e lei che si è comprata giusto giusto della vodka e del lemon con cui poi ci ha fatto gareggiare a chi beveva lo shottino il più velocemente possibile...il viaggio di andata è sempre il migliore, perchè non sai mai cosa succederà e perchè ti carichi di aspettative fantastiche, di sogno, di voglia di divertirti, di stare con le persone a bere e sparare cazzate, di stare su una tavola anche solo per 5 secondi pensando di aver domato l'oceano (ahahahah, che cosa assurda questo pensiero) e di qualsiasi aspettativa che non sia stare nella grigia e piovosa Sydney da tipo 4 mesi...
Il viaggio si preannuncia più lungo del previsto. Ci fermiamo varie volte sulla strada per pisciare in mezzo ai campi (e quanto cazzo è strepitoso il cielo stellato fuori città) e fumare velocemente qualche paglia. Durante il viaggio cantiamo, gridiamo, facciamo gli scemi, scattiamo fotografie fuori fuoco e scure, ma siamo esaltati, carichi, pieni di adrenalina.
Arriviamo al campeggio con un ora di ritardo. Ci sistemiamo nelle varie camere, camere che non sono altro che piccole stanzette con solo dei letti a castello. Finisco in camera con Alice, la mia amichetta italiana che tra poco lascerà la city dopo 5 mesi per andare a lavorare in farm, con due ragazze tedesche (molto in gamba, una in particolar modo) e questo uomo del nord (cecoslovacco) bello come il sole, da togliere il fiato: un dio greco! Alto, muscoloso al punto giusto, occhi azzurri, capelli rasati e biondi, lineamenti perfetti...me lo ritrovo in camera con grande sopresa. Io mi piglio il letto in alto del letto a sinistra, lui si piglia il letto in alto del letto a destra: distanza tra i due letti, solo un metro. Appena lo vedo poggiare lo zaino sul letto penso che farò fatica a non saltargli addosso in un attimo di ubriachezza molesta.
Alle due, dopo esserci fatti la doccia, riusciamo anche a chiudere la porta di camera ed ad andare a nanna: fuori altri ragazzi continuano a bere e gridare e scherzare...l'eccitazione è alle stelle, ma sappiamo che il mattino seguente dobbiamo alzarci per le 7.00 e così ci addormentiamo belli sereni.
Ovviamente al mattino, appena suonano le sveglie e appena passano i ragazzi del campeggio ad aprirci le porte, siamo belli in coma. Ma l'idea di mettere i piedi su una spiaggia vera, deserta, naturale, è troppo forte e così corriamo tutti a lavarci e cambiarci. Colazione allegra e spessa sotto al tendone (uova, bacon, frittelle, latte, cereali, caffè, frutta, succhi...) finita la quale ci radunano per darci le mute...le mute per le ragazze sono troppo piccole e strette e persino le ragazze più piccole e magre ci rinunciano...indossiamo così vecchie mute per gli uomini, con tanto di spazio anteriore annesso che a noi avanza...ci sentiamo delle piccole balenottere nere, perchè sono leggermente grandi per tutti, ma la voglia di andare in mare è troppa...saliamo tutti a bordo del pulmino e ci portano a 10 minuti di strada dal campeggio, in una spiaggia lunga almeno 3 km, praticamente semi deserta.
Ci consegnano le tavole (ovviamente long board, alte, larghe, pesanti ma utili e necessarie per chi è alle prime armi) e ci dividono in due gruppi per darci i primi insegnamenti pratici di come salire sulla tavola e di come pagaiare con essa....facciamo delle prove sulla sabbia e sembra tutto così facile e così semplice...il prossimo step è imparare ad alzarsi sulla tavola nella posizione corretta. Sono 4 passaggi tutti semplici, ma che dovremmo riuscire a fare in perfetta sintonia e armonia....facciamo altre prove sulla sabbia e siamo gasatissimi....dopo mezz'ora, quando sembra che tutti abbiano capito i movimenti da fare, ci allacciamo la cavigliera e partiamo per entrare in acqua.
Sollevo la tavola, che non riesco neanche a tenere sotto braccio perchè troppo larga e pesante, con due mani e mi avvio felice verso il luccichio dell'acqua.
Entriamo tutti quanti, non curanti del freddo....la muta, anche se a mezza gamba e mezza manica, ci protegge dal freddo e dopo neanche 2 minuti siamo perfettamente ambientati.
Le onde, che all'inizio ci sembravano piccole e stupide, presto per noi diventano belle toste: per forza, siamo all'inizio, per quasi tutti è la prima volta che si prova e provare a pagaiare e a controllare la tavola con onde di 80 cm / 1 metro non è poi così semplice.
Ci vuole tantissima forza, soprattutto nelle braccia e nelle spalle, perchè spinngere e spingere per superare il punto in cui le onde si rompono non è così facile.
Io sono sempre stata una buona nuotatrice in acqua e non ho mai avuto paura delle onde e del mare in generale, ma sento che dovrò faticare parecchio per imparare a stare in equilibrio sdraiata sulla tavola e per arrivare anche solo a 30 metri dalla spiaggia.
Gli istruttori sono bravissimi e sono 3: due sulle tavole e uno senza, immerso fino al petto, che corre avanti e indietro lungo la linea della spiaggia per afferrare le tavole delle persone e aiutarle a spingerle oltre il punto in cui si rompono le onde.
Faccio fatica, molta fatica, e la prima ora la passo a lottare contro le onde, cercando di non cadere dalla tavola, cercando di non girarmi di fianco, cercando di superare quel punto di rottura dell'acqua, cercando di arrivare dove ci sono i più forti e gli altri due istruttori.
Dopo mezz'ora di fatica pura, arrivo in quel punto, riesco in qualche modo a girare la tavola, ma non riesco a cavalcare le mie prime onde...quando arrivano o scivolo giù dalla tavola o mi ribalto completamente....quasi tutte le ragazze sono messe un po' come me, tranne due spagnole che avevano già provato prima e che quindi avevano già idea di come muoversi e di cosa fare.
Dopo un'ora decido di uscire. Sono stanca, ho bisogno di prendere fiato e voglio scattare delle fotografie. Così passo l'ora prima di pranzo a fumare sulla spiaggia insieme a chi ha rinunciato a stare in acqua e a chi proprio non ci è voluto entrare. Faccio dei primi piani, fotografo la situazione generale e punto un occhio al mare e vedo il dio greco che se la cava benone, imperterrito e deciso a non mollare.
Alice mi fa morire. E' una massa di capelli biondi spinti avanti e indietro dall'acqua. Cade, si rialza, si rimette sulla tavola e riparte. E' fortemente ostinata e determinata a riuscire a cavalcare la sua prima onda....io invece sento che aver dormito solo 4 ore mi ha reso fiacca...non ho energie e piuttosto che sprecarle in inutili movimenti, preferisco riposarmi e riprovare dopo mangiato.
Verso l'una ci spostiamo nel parchetto prima della spiaggia e mangiamo un po' di sandwich e frutta. Nulla di eclattante, ma il giusto per recuperare sali minerali e idratarci. I due tecnici che filmano mi dicono che sono più nerd di loro perchè sto scaricando le fotografie sul mac...in realtà vorrei gridargli che i nerd sono loro, che io sono qui, in mezzo alla gente, che mi sto divertendo e sto facendo tutto quello che di bello c'è da fare...non sto assolutamente facendo l'autistica, anzi, ho fatto pochissime fotografie, segno che sono coinvolta nel surf e nella socialità con gli altri...
Dopo pranzo ritorniamo in spiaggia. Ancora in cerchio. Ora ci spiegano che le onde sono molto più alte e che quindi, per superarle, non possiamo solo spingere sulla tavola, perchè rischiamo di essere travolti. Ci spiegano come effettuare l'eskimo...direi che siamo già oltre alla semplice nozione basilare del porta la tavola in mare, salici sopra e prova ad alzarti...dopo le spiegazioni partiamo tutti per l'oceano con le nostre tavole. A questo giro riesco ad entrare bene, mi allungo alla perfezione sulla mia tavola, pagaio abbastanza bene senza perdere l'equilibrio e arrivo proprio dove sono tutti gli altri. Giro la tavola e sento le onde molto più gonfie sotto di me. L'istruttore mi dice: ready? Let's go! Punto i piedi sul retro della tavola, poggio le mani all'altezza del petto, mi alzo a ponte, porto la gamba destra davanti alla sinista, porto la sinistra in avanti e piego le ginocchia eh....ci sono...ci sono...ci sono...sono sulla mia prima onda e mi sembra stupendo, e sto prendendo velocità, e cazzo, lo sapevo che sarebbe stato così potente...e cazzo, sto andado proprio verso lo stronzo del videomaker che è in acqua a riprenderci con l'asta...e cazzo, mi sembra che mi stia troppo vicino, e perdo l'equilibrio e in un secondo cado....e merda...finisco sott'acqua, appoggio i piedi sulla sabbia, mi rialzo con l'acqua alla gola e mi riprendo la tavola....ma cazzo, quanto è stato fantastico...
Passo poi la seconda ora a cercare di ritornare al punto più estremo da dove partire a predere le onde...ma tra il fatto che si stanno ingrossando, tra il fatto che piano piano perdo energie, non concludo nulla...devo imparare ad ottimizzare gli sforzi per arrivare la e poi partire...dopo due ore esco dall'acqua ma non faccio fotografie, neanche un po'...il cielo è coperto e sta per piovere...sono solo le 3 e mezza del pomeriggio e incominciamo a mettere via l'attrezzatura...purtroppo inizia a piovere, ma non ci possiamo fare nulla, welcome to Australia!