Guardarsi indietro non è mai un bene, soprattutto se lo si fa nelle vite degli altri.
Guardare indietro e poi in avanti, riavvolgendo a moviola la tua vita e quella dei tuoi ex non è il massimo della felicità.
Ma sta notte mi è venuto così. Mi è venuto in mente Simone.
Bada bene: lo hai sempre saputo che non era giusto per te, che erano troppe parole, parole e parole vomitate su di te. Erano talmente tante parole che a volte ti stordiva in meno di mezz'ora.
Eppure, dopo due anni e passa dall'ultima volta che l'ho sentito, apprendere che la scorsa primavera si è sposato, mi ha fatto sprofondare un pochino nell'incertezza.
Incertezza.
Incertezza perchè tutti vanno avanti e io rimango inesorabilmente indietro.
Incertezza perchè avrei tanto voluto quella vita fatta di stabilità: un compagno da amare profondamente, una casa di cui prendermi cura, il mio focolare, e un lavoro semplice senza troppe pretese.
Eppure questo non è accaduto. O meglio, non è durato.
E mi sono ritrovata a navigare allo sbando, qua e la.
E poi, a forza di stare allo sbando, a forza di solcare mari sconosciuti, oceani lontani, ho capito che per quanto desiderassi questa vita, senza la materia prima, non si sarebbe potuto realizzare nulla.
E così ho fatto uno scambio di sogni e ho giocato delle mani azzardate di poker dove la posta in tavola era la stabilità con dei probabili compagni di vita che non avrei mai amato alla follia scambiata con una vita vissuta all'incognita, da sola, la fuori, nel mondo, a seguire quella grande passione che ho dentro nel cuore fin da quando sono piccola. Fotografia.
E sai, ammetto che per ora non c'è paragone, non c'è dubbio che io metta sempre e solo al primo posto la fotografia, perchè quell'essere speciale che mi immagino fatto a misura per me non si è ancora palesato nella mia vita.
Ma quante volte avrei buttato via tutto, ogni possibilità, ogni centesimo che avevo guadagnato, ogni possibile attrezzatura per vedere e guardare negli occhi anche solo cinque minuti quell'essere che mi ha rapito il cuore.
Quante volte mi sono detta e ho detto alle poche persone che sanno di lui che, pur di vederlo, rinuncerei a qualsiasi cosa. Qualsiasi.
E rinunciare senza sapere se il gioco ne vale la candela significa o essere fuori all'inverosimile o essere stati catturati così profondamente da non voler desiderare altro.
Ed è qui che è entrato in gioco il mio inconscio: piano piano mi sto convincendo che non deve andare per forza di cose in questo modo.
Piano piano rivendico il diritto di avere tutto. Una professione appagante, una persona di cui innamorarmi perdutamente, una vita anche canonica, ma non solo.
E continuo a pensare a Luca. E ormai quando lo penso, lo penso solo immerso in luce bianca. E' l'unico modo che ho per non sentire dolore al petto, per non piangere di malinconia, per non sentire la mancanza di qualcosa che non c'è mai stato.
E allora gli invio tutta la mia luce e lo benedico, ovunque lui sia.
Ma sia chiaro.
Se mai dovessi sapere di lui, come nel caso di Simone, credo che potrei morire di crepacuore.
Si, esatto, crepacuore.
Perchè sapere di non poter essere stata la persona speciale che lo avrebbe reso felice mi rode dentro.
Perchè solo Dio lo sa, sempre che esita, quanto impegno e amore e devozione e passione e tutta me stessa avrei messo in questo rapporto.
Si dice che quando occhio non vede, cuore non duole.
Ma in questo caso non ci fu mai detto più sbagliato.
Il mio cuore continuerà a sanguinare nel ricordo del suo nome.
La mia anima continuerà a versare lacrime di disperazione.
Il mio cuore continuerà a sentire quel vuoto incolmabile da qualsiasi altra essenza.
E allora ripenso a quel sogno fatto a gennaio in Australia. Così reale, vivido. Non mi sono mai svegliata prima con un senso di pace nell'anima. E quel senso di pace era dovuto alla sua presenza nella mia vita.
E non lo so perchè ancora ci credo o ci spero. E anche quando cerco di non pensarci, ho questa sensazione di un percorso che non sia ancora chiuso, di un binario che non si sia ancora incrociato e immesso nel suo binario.
E non lo cerco, non lo penso volontariamente.
Eppure qualcosa dentro di me continua a bruciare e c'è quella vocina nella mia testa che continua a dirmi che quando meno me lo aspetterò, lui mi sbatterà contro, invaderà la mia corsia, prenderà il timone della mia vita e sarà mio copilota.
Lo so. Mi faccio del male da sola.
Eppure di queste sensazioni non riesco a liberarmene.
E allora, l'unico modo con cui posso continuare a convivere con un pizzico di serenità mentale, è benedire queste sensazioni e liberarle. Per scritto, via etere, su carta.
Vorrei solo che qualcuno potesse capire ciò che vivo, ciò che provo.
Perchè ho provato a snaturare la mia natura di lupo monogamo, ma non ci sono mai riuscita.
E anche se in passato mi sono concessa ad altre persone, ho sempre evitato qualsiasi paragone con lui, perchè nessuno potrebbe reggere il confronto.
La mia maga me lo dice da due anni che non è il mio lui. E io ormai le credo anche.
Ma c'è sempre quella voce che non si assopisce. Che ad intermittenza, a distanza di mesi, fa capolino prima tra i pensieri, poi tra i sogni, poi nelle sensazioni. E io vorrei tanto capire perchè mi è stato inflitto questo martirio.