La verità è che dentro di me c'è un grosso caos, un caos infinito e ho represso per troppo tempo le voci che ho dentro.
La verità è che oggi, per la prima volta in due mesi e mezzo, a casa, da sola, mi è salito un attacco di panico che stava sfociando in qualcosa di serio. La verità è che ho chiamato mia madre e le ho chiesto per la prima volta dopo anni, di tornare a casa perchè stavo bene.
La verità è che messo giù il telefono, con lo stomaco sottosopra, pronto a vomitare l'anima, le gambe tremanti che non mi reggevano in piedi, la testa pesante e semiaddormentata, lei è riuscita a far partire una chiamata dal suo cellulare al mio e quando ho risposto ho sentito lei che diceva tra se e se: "ce n'è sempre una"...l'ho chiamata diverse volte, ma lei non mi ha risposto.
Così ho chiuso la telefonata, ma dentro di me è emersa quella verità che purtroppo conosco bene da sempre: mia madre non c'è per me e non è in grado di reggere quando sua figlia sta male.
La verità è che sono stanca di essere da quasi 37 anni una figlia genitorializzata. La verità è che ci sono dei pesi, dei fardelli, che con il passare del tempo non è vero che ti rafforzano, ma ti spezzano.
E sento che qualcosa si sta spezzando per l'ennesima volta.
La verità è che quando sto male non mi serve qualcuno che badi a me, che mi dica chissà cosa, che faccia chissà cosa.
Non sono una pazza da psichiatria (unica soluzione a cui mia madre ha sempre potuto pensare fin dalla prima volta che gli attacchi di panico irruppero nella mia vita). Sono solo una persona che ha sofferto moltissimo, che è stata caricata nella vita di problemi non suoi, che ha dovuto far fronte a diverse battaglie, diverse lotte, che ha dovuto opporre resistenza a tutto quello che subiva e non solo per me stessa ma anche per chi mi sta attorno.
E io ho le batterie scariche. Sono stanca. Stanca. E credo sia normale essere a pezzi. E sono conscia che questo è un ciclo, un periodo e che passerà. E sono conscia che non c'è nulla di nuovo in quello che è successo 12 anni fa, che è la stessa identica storia.
Ma sono stanca. Concedetemelo.
A volte davvero vorrei avere quella sana famiglia che spetta a tutti di diritto, ma che guarda caso non è toccata a me.
A volte ho bisogno solo di supporto emotivo e mentale. Mi sono sempre rialzata da sola. Ho sempre fatto tutto da sola. Ma sono stanca, stanchissima.
Questo dovrebbe essere il mio periodo di riposo, emotivo, intellettivo, fisico.
La verità è che non è così, è che comunque da quando sono tornata, a fasi altalenanti, con più o meno energia, sto facendo ancora mille cose per questa casa, dove ci vive mia madre, e io sono solo di passaggio.
La verità è che ho ancora una volta alzato il culo: sto facendo lavori che non mi competono, partendo da del giardinaggio estremo (come sradicare alberi secchi) al bricolage (come smontare una casetta canadese degli atrezzi perchè il pavimento è marciato). E in tutto ciò mi sento quasi costretta a fare perchè anche se chiami le persone a svolgere dei lavori, a pagamento, i tuoi lavori non sono "prioritari" e quindi, se vuoi ritrovarti un giardino sano e sistemato per godere un po' di verde appena smetterà di piovere, ecco, non ti rimane che rigirarti le maniche e darti da fare.
Ma io sono stanca, stanca fisicamente, stanca mentalmente, stanca emotivamente.
E l'unica persona che dovrebbe darmi amore incondizionato, riesce tutte le volte a ferirmi.
E viene sempre prima lei, la sua chiesa, i suoi interessi nella chiesa.
E poi forse una figlia.
Ecco.
E io sono stanca, stanca perchè i miei genitori adottivi, quelli che la vita mi ha regalato per sostituire i pazzi furiosi scatenati che mi hanno messo al mondo, sono anziani, e stanno male e hanno appena subito un lutto pesante. E non posso più alzare la cornetta del telefono come facevo prima di partire per l'Australia per sfogarmi con loro.
Sono molto più anziani e di mia madre e la malattia di lei li sta provando tutti e due. E il lutto del nostro Don Andrea Gallo è arrivato come una sciabolata netta sul collo. E non posso quindi chiedere a loro di essere ancora il mio sostegno psicologico.
E sono stanca, stanca perchè mi sento sola, abbandonata a me stessa. Stanca perchè tutto sta cambiando. Perchè tutto è cambiato. Perchè di tutte le persone che avevo vicina prima di partire per l'Australia, ora forse posso contarne forse solo un paio come amiche, ma ciò non significa che io vada a riversare i miei malori e problemi su di loro.
Sono stanca, stanca, stanca e vorrei un paradiso di pace e di silenzio. Stanca.
E non pensiate che mi stia piangendo addosso, perchè nella mia stanchezza, sempre da sola, sto facendo molte cose per la mia salute.
venerdì 24 maggio 2013
giovedì 23 maggio 2013
Avrei moltissimo di cui scrivere e moltissimo da dire. Lezioni di vita apprese e pensieri che stanno cambiando dentro di me.
Ma credo che questi pensieri li terrò per ora per me, come mio personalissimo bagaglio personale di vita.
Fatto sta che ancora una volta posso ringraziare il cielo di avere messo sul mio cammino persone in grado di insegnarmi tanto, nel bene e nel male.
In questi giorni però sono inquieta. E più di una volta mi trovo a pensare a quanto vorrei fare un viaggio in auto, poche cose con me, musica a tutto volume, il nulla, l'orizzonte, un volante e due casse che quasi distorgono i suoni da quanto il volume è alto.
Ho bisogno di un viaggio. Fisico.
Il viaggio, mentale, procede da tempo.
Ora ho bisogno di muovere il culo, di prendere, andare via.
E non per fuggire, ma per cercare qualcosa che mi manca e di cui sento la mancanza.
Purtroppo sono una impaziente e vorrei che tutto fosse sempre veloce come i pensieri nel mio cervello.
E stranamente oggi, mentre tornavo a casa, con Tegan and Sara sparate a massimo volume in macchina, sentivo la necessità di tornare a pensare e parlare inglese.
Quanto vorrei poter apprendere quello che mi manca di questa lingua in un baleno.
Quanto vorrei poter capire e parlare altre lingue.
E già lo scrissi ai tempi di splinder. E il discorso saltò fuori mesi fa al Raffles, quanto un professore di nascita russa-francese, tenendo lezione in inglese, lezione di filosofia, disse che quando parliamo altre lingue, in parte cambiamo. Siamo sempre noi, ma parlare altre lingue in parte ci cambia, perchè le lingue variano e hanno diverse sfumature dei concetti, delle cose, delle situazioni.
E a volte vorrei poter avere il dono di essere poliglotta nata, di poter esprimere quello che a volte la mia madre lingua (che amo alla follia) non mi lascia esprimere.
E questa è una cosa che ho sempre invidiato al mio suonatore di violino. Non so fino a che punto, ma lui è un poliglotta nato credo.
Italiano, con madre francese, ha fatto l'università a Londra e poi è vissuto in Polonia per quattro anni.
E non contento si mise a studiare il portoghese poichè andava in portogallo a surfare.
E vi assicuro che tra italiano, francese, inglese, polacco e portoghese si ha già un vasto ventaglio comunicativo.
E io rimanevo stupita quando a Sydney, nel caos culturale, non chiedevo alle altre persone di dirmi frasi della loro lingua nativa.
Mi interessava solo l'inglese e ho snobbato tutto il resto.
Ma avevo la cosa migliore che si possa avere da una singola città: la differenza culturale, linguistica, culinaria.
Ho snobbato questa cosa per un anno e mezzo. Forse non ero pronta a schiantarmi su così tanta vastità e differenza dal mio mondo.
Forse ero troppo rigida per fare come l'acqua, ovvero scorrere tra pietre, rocce, erba, sabbia, dighe, letti fluviali, terra, campi, laghi.
E così non ho tratto il massimo dall'esperienza avuta.
Memento per il futuro: pizzicare la vita in tutte le sue forme, assaggiare tutti i sapori e i gusti, annusare e odorare tutti i profumi, osservare tutti i colori e sentire tutti i suoni prima di scartare qualcosa a priori.
Ehmmm....eccezione fatta per la carne. Quella no, non ce la faccio. Preferisco essere vegetariana. Gli animali preferisco accarezzarli e guardarli correre che mangiarli.
Rimane il fatto che ho bisogno di un viaggio e di guidare lontano, molto lontano.
lunedì 20 maggio 2013
Ed è strano come avessi questo pezzo nell'hd da anni, ma mai e poi mai l'abbia ascoltato prima.
E non è affatto sorprendente come tutto mi riporti sempre a lui, a Luca, al mio suonatore di violino.
Ed è quasi scontato come anche dopo aver chiuso la porta del cuore e della mente, aver avuto due mesi difficili sotto molti aspetti, all'improvviso salti ancora fuori qualcosa che mi collega a lui.
E non è un caso. Lo so.
Ma non ha importanza.
Non lo voglio sentire, non lo voglio cercare, non voglio ritornare in quell'abisso.
So solo che è una giornata di primavera, di quelle che anni fa sarebbe esplosa a marzo, a metà tra l'aria fredda e il sole in cielo, con nubi dense e nere che si spostano veloci all'orizzonte.
E nell'aria c'è elettricità e il mio corpo l'avverte con ogni sua fibra e sua cellula.
E mi sta tornando quell'inquietudine che mi ha sempre spinto a cercare chissà cosa la fuori.
Lo sento.
Credo che prima o poi farò uno zaino e partirò senza meta. Senza sapere bene dove andare ma solo con la voglia di trovare altro.
Ed è quasi surreale come a distanza di anni lui arrivi ancora nella mia vita con pezzi e artisti suoi...ed è quasi surreale, come se ci fosse una parte di lui che mi aleggia ancora attorno. Ed è strano pensare che per lui avrei davvero fatto quello zaino e me lo sarei messa in spalla e sarei partita per raggiungerlo ovunque fosse.
Ed è strano pensare a come mi abbia logorata per 5 anni.
E' che probabilmente tutto è successo solo nella mia testa e nel mio cuore. E non averlo fatto accadere nella vita reale è il più grande rimorso che mi porto dentro. Perchè non ho potuto consumare questa mia passione fino alla fine. Perchè non ho potuto piangere e gridare, non ho potuto ridere e scherzare, amare e scopare, o qualsiasi cosa si possa fare in due.
E' come se si fosse sempre saputo che se fosse successo, sarebbe stato quel salto nel vuoto che può portarti in alto o in basso, indipendentemente da te, ma dalle correnti che girano in quel momento.
E forse non è mai successo per questo. Non è mai accaduto nulla perchè lui sapeva e sa e saprà sempre cosa comporterebbe vedermi.
E forse è stato solo un modo di autodifendersi e autotutelarsi dalla distruzione.
Ma questo pezzo la racconta giusta e tutta. Tutta la verità che non è mai stata detta. E ci vorranno anni e secoli e vite, ma io lo so che prima o poi lo incontrerò ancora. Non ha importanza quanto possa imparare ad odiarlo o a vivere senza di lui. Perchè lui è una di quelle mie anime gemelle che mi sono state assegnate per crescere o per distruggermi o per trasformarmi.
venerdì 17 maggio 2013
Però anche il vuoto che ho dentro fa un male cane...un male cane....e vorrei poterlo riempire con luce bianca.
Ho bisogno anche io di affetto.
Me ne rendo conto perchè sono un paio di giorni che ho voglia di cibi dolci...e questo non è da me.
Ho bisogno d'affetto.
Punto.
Ed elemosinarlo al primo ragazzino che passa non va bene.
Prego e spero che qualcuno dall'alto guardi giù e mi aiuti ancora una volta.
Ho bisogno anche io di affetto.
Me ne rendo conto perchè sono un paio di giorni che ho voglia di cibi dolci...e questo non è da me.
Ho bisogno d'affetto.
Punto.
Ed elemosinarlo al primo ragazzino che passa non va bene.
Prego e spero che qualcuno dall'alto guardi giù e mi aiuti ancora una volta.
giovedì 16 maggio 2013
Forse la mia specialità è farmi prendere in giro dalle persone in rete. Forse il mio difetto è quello di avere un gran cuore, in mano, sempre pronta ad aiutare il prossimo, anche a discapito del mio benessere.
Di sicuro gli avvenimenti dell'ultimo mese e mezzo mi hanno dato una grossa e importante lezione.
Di sicuro ora non sarò più così ingenua e credulona.
Quello che è successo è troppo grave per essere raccontato qui, anche in forma anonima, e coinvolge non solo me, ma diverse persone.
Fatto sta che non accetto chi umilia, deride, prende in giro, racconta menzonie per falsi scopi. Soprattutto se lo scopo è il mero denaro.
Ecco.
Non so come finirà la faccenda, ma potrebbe essere che lunedì si debba andare dalla polizia postale per sporre una denuncia. E non tanto per rimediare al maltorto, quanto per evitare che in quella stessa trappola cadano altre persone.
Però mi domando perchè solo io devo raccogliere forze che non ho per combattere una battaglia che non è solo mia.
A volte vorrei che le persone avessero più forza per reagire e per non farsi calpestare. E invece no.
E ancora una volta mi tocca tirare la carretta anche per altri.
Credo che prima o poi diventerò talmente egoista da non voler più aiutare nessuno se non me stessa e basta.
Recidere, recidere, recidere.
Ma nonostante tutto farò quello che devo fare. Anche solo per la mia dignità personale usata e raggirata e presa per i fondelli.
Peccato che molte persone che navigano in rete non si rendono conto che dietro ai pc ci sono altri esseri viventi e che anche se siamo in un limbo dove parrebbe che non ci siano regole, le regole non possono essere trascurate o infrante per il proprio divertimento personale e il proprio piacere.
Addescata, truffata, illusa, usata, insultata e ora pure minacciata.
Quando è troppo è troppo.
Prego che mi venga tutta la forza necessaria per fare quello che è giusto, mantenendo la giusta lucidità mentale.
E chiuso questo capitolo devo imparare a volermi più bene, a scegliere persone e situazioni.
E anche le amicizie. A costo di provare nuovamente un vuoto.
Memento per la sottoscritta: meglio soli che male accompagnati.
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