venerdì 18 gennaio 2013

Ho un'anima post-rock.
Ci sono tanti generi musicali e molti gruppi che mi piaciono.
Mi fanno impazzire shoegaze e rock.
Il folk mi scioglie dentro, toccando corde che il più delle volte rimangono celate a tutti.
I songwriters e le band canadesi.
Il punk screemo, estremo, che mi ricorda da dove vengo.
L'hiphop militante, ma solo quello genuino di casa nostra.
I gruppi indi, i gruppi dark, i gruppi sconosciuti o anche famosi.
Ognuno preso in un determinato contesto può darmi molto.
Ma mai, mai e poi mai come il post-rock.
Se dovessi dare un tag alla mia anima in base ai tag musicali, si, userei proprio questo genere.
Lunghi pezzi, quasi mai cantati, atmosfere cupe e sognanti, che si districano tra fitte nebbie ed esplosioni di rabbia improvvisa, come un il sole che squarci le nuvole grigi e pesanti poco dopo un acquazzone.
E questa anima, di questo tipo, è anche l'anima del mio suonatore di violino.
Pensavo e ripensavo e alla fine sono convinta che abbiamo in comune quel bagliore in più, quella scintilla capace di esplodere come un fulmine in un temporale estivo.
E' un inquietudine che non si può spiegare. E' qualcosa di irrazionale, innato, che ti spinge a percorrere anche parecchia strada.
E' la ricerca inconsapevole di un qualcosa che ci manca dentro.
E' la ricerca della pace interiore.
Ed è per questo che nonostante tutto il cammino fatto, nonostante tutti i posti visti, siamo ancora la fuori, a cercare quel qualcosa.
E' un abisso che ti risucchia verso il basso e tu sei sempre li, in bilico sul cornicione.
Ci abbiamo fatto il callo a stare in bilico su quel cornicione, quel cornicione da cui vorremmo allontanarci ma da cui siamo prepotentemente attratti.
E allora camminiamo per il mondo in cerca di quella persona, quell'unica anima che sia in grado di prenderci per mano e di farci scendere e allontanare dai nostri abissi.
E' per questo che non rischiamo. Siamo diventati dannatamente razionali dinanzi all'irrazionale.
Per cui non ci buttiamo più a capofitto nella vita, nei sentimenti, nelle imprese.
Preserviamo il nostro cuore e lo difendiamo da qualsiasi possibile pericolo, ma così facendo non ci rendiamo conto che a volte perdiamo anche ciò che dalla vita ci viene regalato come piacevole.
Siamo dei giocolieri abilissimi a mantenere equilibri e siamo in grado di celare sentimenti ed emozioni.
E il post rock è anche questo.
E' dire oltre le parole, solo con la musica, toccare stati d'animo inimmaginabili, avventurarsi dentro se stessi, in quegli abissi così profondi e scuri dove pochi altri sono arrivati.
E il post rock ci costringe a guardarci dentro, sempre più a fondo fino a comprendere che l'abisso a volte è dentro di noi e non fuori di noi.
E così quando nessuno può comprendere i nostri stati d'animo, ci rifugiamo in questa musica, che per contraddizione, ci consola con la stessa moneta che vorremmo rifiutare.

Non ho ancora idea del perchè alcune persone possano provare questi stati d'animo di profonda tristezza e inadeguatezza. Credo sia qualcosa legato alle vite passate. 
Credo sia il karma o destino delle nostre anime: rifuggire l'abisso per arrivare alla luce.
Scacciare il dolore, il passato, la malinconia, le mancanze, le colpe e i sensi di colpa e dimostrare a se stessi e a chi ci circonda che siamo esseri che sanno risplendere.

E il più delle volte è così.
Perchè quando noi risplendiamo, anche se in poche occasioni, siamo in grado di accecare con luce di tale intensità da illuminare chiunque ci sia vicino.

Siamo stelle che brillano raramente, ma quando brilliamo, siamo uniche.

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