mercoledì 27 giugno 2012

E poi ti ritrovi una notte di estate afosa nella tua camera, quella che è casa tua come non mai, dove ci sono tutti i tuoi tesori e mentre fai delle scansioni di libri e manuali di fotografia ripensi a quello che è successo nell'ultimo periodo e mentre compi gesti meccanici ti tornano in mente le frasi delle persone che ti hanno circondata, le loro espressioni, il loro tono, la loro voce.
E nel tram tram quotidiano tra un lavoro e l'altro, tra le corse in ferramenta e dal fornitore di piastrelle, con 35 gradi all'ombra e un caldo che ti pare disumano, due pacchetti di sigarette al giorno e non sai neanche più quanti litri di acqua al giorno, la testa impegnata nella seguenza logico-temporale dei lavori da portare avanti il più possibile prima di ripartire, arrivi a sera esausta, senza neanche la forza di pronunciare parola.
Ma il tuo piccolo cervello, per quanto dopato e chetato da anni di duloxetina, riesce ancora a connettere e a vagare tra i pensieri mentre svolgi un lavoro meccanico.
I dubbi e le domande ti martellano nel cervello e continui a chiederti se ripartire sia giusto, se sia il tuo percorso. Un'amica ti dice che vivi questa esperienza come un obbligo forzato e che rimanendo in Italia continueresti ad avere i tuoi amici vicini.
E tu, inconsciamente, ti interroghi anche sui tuoi amici per cui daresti la vita, a cui daresti tutto.
E poi ripensi a tutti e ti accorgi che nel giorno del tuo compleanno non hai ricevuto una chiamata che ti aspettavi da una certa amica, che un'altra ti ha mandato solo un sms non facendosi vedere per 5 settimane, che altre persone proprio si sono scordate di te.
Non proprio tutte le persone, sia chiaro, alcune sono state così carine e gentili che le avrei letteralmente uccise di baci, ma in tutto ciò capisci che tu sei cambiata, che le altre persone sono cambiate, che ciò che prima era importante, in fin dei conti forse con alcune persone non lo è più.
E allora rifletti sui piccoli pettegolezzi che sono giunti alle tue orecchie, rivivi le scene in modo vivido e ti sale anche un po' di nervoso a vedere come la gente giudichi e sia così chiusa nel suo piccolo mondo.
Persone che si credono grandi persone perchè fanno mostre di fotografie (e cazzo, quanto fanno schifo a riguardare la broschure!), persone che si credono grandi perchè hanno avuto il potere di determinare il movimento per anni e si sentono i primi della classe.
Bhe, ecco, io non ci sto più in questo schema marcio e malato.
Orgogliosa di tirarmene fuori per sempre.
Probabilmente mi servirà ancora del tempo per lasciare andare risentimenti e amarezza, ma di sicuro una cosa l'ho capita: con tutte le mie insicurezze valgo molto più io di tante altre persone.
E non voglio peccare di presunzione. Non mi piace peccare in questo modo.
Ma sono conscia delle mie battaglie sia personali che no.
Mi sono sempre messa in gioco, mi sono sempre fatta prendere dai dubbi e dai pensieri che mi mettevano in testa le altre persone, arrivando a dubitare profondamente di me stessa e della mia parte più vera e non controllabile.
Ma poi capisci, e lo capisci così profondamente che nessuna immagine può sbiadire questa visione, che sei cresciuta, sei sempre stata un passo avanti e che quando ti scannavi con le altre persone era solo perchè mentalmente più aperta a ciò che le altre persone erano restiee ad accettare o anche solo vedere.
E allora che senso ha rimanere qui in questo tessuto sociale malato?
Non voglio insegnare più nulla a nessuno. 
Mi piace condividere, ma se quando "passo" informazioni preziose per evolversi le stesse vengono ignorate costantemente, è inutile continuare e perseverare su strade a fondo cieco.
Per cui penso a me, al mio cammino, che è solo all'inizio, che deve continuare e cercare nuove strade, nuovi stimoli, nuove persone e nuove mentalità per continuare a crescere e crescere.
Perchè in fin dei conti siamo qui in questa vita per imparare, per imparare ad andare oltre i nostri limiti, per imparare ad amare in modo completo il prossimo.
E qui mi sento ostacolata dai pregiudizi, dalle sentenze e dalle etichette che le persone scagliano come boccie in una partita tra vecchi.
E io voglio ringiovanire dentro, voglio sentirmi viva, sempre, brillare e riuscire a connettermi in maniera più ampia a tutto ciò che mi circonda.
Purtroppo qui, dopo quasi un anno di assenza, capisci che le persone rimangono fisse nella stessa palude, impantanate nel fango che si tirano addosso.
E io ho bisogno di scorrere.
Con più serenità e stabilità. Ma ho bisogno di scorrere e di alimentare sete di desiderio, di sviluppo personale interiore.
Ho bisogno di sapere che posso migliorarmi e arrivare a dove non speravo di arrivare.
Ho bisogno di sapere che posso redimere tutti i miei errori e che posso essere ancora meglio e fare ancora meglio rispetto a ieri, l'altro ieri, il mese scorso, l'anno scorso, anni fa.
E per cui, cara Australia, grazie mille per quello che mi hai insegnato, grazie mille per avermi donato persone speciali, uniche, stupende, che si sono prese cura di me, che non mi hanno giudicata ma che con piccole frasi mi hanno fatto capire la pochezza da cui arrivavo.

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